Stefano Scalella lascia il terreno della satira senza abbandonare la provocatorietà. Con l’abituale lama estetica penetra direttamente nell’inconscio del fruitore, estrae il motore di una delle sue pulsioni morbose e glielo getta davanti agli occhi. L’effetto di Flag & Money è il calore di uno schiaffo in faccia: il sogno americano, apparentemente dimenticato, è mostrato nella sua nudità e di esso non resta che l’attaccamento al denaro, unico carburante per ogni comportamento e sentimento umano.

Il risultato è ottenuto con pochi efficaci mezzi: una bandiera a stelle e strisce e alcune banconote internazionali, di uso corrente e non. Pur fedele al proprio minimalismo, questa volta l’artista non lascia spazio a incomprensioni e ricorre al linguaggio verbale: messaggi inequivocabili sono chiaramente stampati sui supporti tramite stencil.

Il fruitore, quindi, è stato addirittura dequalificato e considerato incapace di riflessione, cioè incapace di cogliere nell’arte quella verità che socraticamente dovrebbe possedere. L’artista agisce sul modello comunicativo del fruitore, adepto di IG: immagine con poche concise parole. Nessuna ironia, nessuna possibilità di sorridere, nessuna possibilità di redenzione.

Interessante, nel contesto di tale adeguamento comunicativo ad un linguaggio operante in regime virtuale, sottolineare che i materiali a supporto della performance si allontanano dalla virtualità e ritrovano la piena concretezza della sostanza: la bandiera è di tessuto e le banconote sono vere, niente plastica e niente bitcoin. Scalella, dunque, ci costringe duramente al principio di realtà.

 

Marzia Michelizza